Epopea dei morti di Elena La Verde

21 maggio 2019

Cultura e Società


Epopea dei morti

Io sono viva e continuo

ad andare avanti

urlando

e sanguinando da ogni ferita

del mio corpo leso e danneggiato.

La luna è alta e opaca con il

suo debole chiarore.

Le tenebre della notte macchiano

iI mio animo puro.

La volontà di veder punito

il torto subito

scorre nel sangue delle mie vene.

Dopo questa notte,

dopo il mio ultimo bacio,

è nata una cacciatrice di teste

portatrice di odio e tempesta.

E’ una furia di vendetta.

Non sarò contenta finché non vedrò

pregarmi di avere pietà

per ciò che farò ai vostri corpi

vecchi e stanchi.

Voglio il vostro sangue misto ad inutili lacrime.

Voglio il dolore dei vostri figli e

la disperazione dei vostri discendenti.

Voglio la vostra tenera carne.

Voglio essere il coltello che pugnalerà le vostre fragili spalle.

Voglio colpire il vostro cuore ripugnante.

Voglio vedervi bruciare nelle fiamme dell’inferno.

Voglio la vostra fine.

Io sarò il peggiore mostro che abbiate

mai incontrato,

il miglior incubo

che abbiate mai avuto.

Io sarò la vostra morte.

Elena La Verde

 

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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