Cronaca di una nascita, della morte e del morire di Francesca Falco

28 maggio 2019

Cultura e Società


Cronaca di una nascita, della morte e del morire

Scesero da lontane latitudini

e giunsero fino a te

sulla tua mano,

ad imbrigliarne il ricamo

paziente

che declinava l’amore

sul tuo corredo di sposa

che profumava ancora

di lavanda

raccolta in nastrini di raso

a ingemmare come

primavera

gli angoli del tuo sguardo.

Stesero il loro velo

sul tuo petto

intrappolando come in una morsa

il tuo respiro.

E raggelò sul cuore

l’ultimo sguardo

alla tua nuova luce;

tremolante fiammella

appena nata.

Cadde

sopra ogni cosa

una patina di calce

forse non era calce…

Era una falce di tagli netti ai polsi

e alle caviglie.

Ora che si sollevano le rondini

danzano il loro canto di

bellezza

per te sorella amica

di un’infanzia

cucita sulle pieghe dei miei

giorni

tra risate, gelati e corse in

bicicletta.

Piange e non sa perché

la tua bambina

che sarà donna

senza la sua mamma.

Francesca Falco

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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