Cento poeti contro razzismo e xenofobia a Cetara con la MReditori

5 luglio 2019

Cultura e Società


La serata dei “100 poeti contro il razzismo e la xenofobia che si è svolta il 4 luglio a Cetara ha rappresentato un forte richiamo verso il senso della Storia. Un senso della Storia perché il fenomeno dell’emigrazione non si può fermare: i popoli da sempre sono fluttuanti, sono alla ricerca di nuove risorse. E se pensiamo alle “invasioni barbariche” che a partire dal 166 al 476 d.C. si trasformarono da saccheggi devastanti a migrazioni di intere popolazioni, che dovremmo aggiungere? E’ il senso della Storia che prevale. E con il patrocinio del comune di Cetara, con la collaborazione di MReditori, dell’editrice, la dottoressa Giovanna Ragusa e con la Proloco di Cetara, l’evento è proseguito con l’assegnazione del “Premio in Pace 2019”, a Medici Senza Frontiere. La serata è stata condotta da Alfonso Bottone, direttore organizzativo. In particolare, la Poesia è stata efficace per diffondere il messaggio di accoglienza verso i popoli che cercano nuove prospettive. Cetara, in questa rassegna ha raccolto i poeti del mare, il mare che suggerisce esplorazioni dell’anima, che inonda il cuore di versi che fanno riflettere le coscienze. In fondo, la POESIA è inondazione delle coscienze. Inge Müller scriveva: “E ho visto i silenzio….”. E noi usciremo dal silenzio….

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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