“Me ne vado….”

7 settembre 2019

Cultura e Società


Pubblico quanto mi è pervenuto:

“Mi chiamo Anna. Sono laureata da due anni in Giurisprudenza ed è come se fossi disoccupata. Si fa per dire che lavoro in uno studio legale. Si fa per dire….in pratica faccio varie commissioni, preparo il caffè, lavoro al computer, sono addetta alle fotocopie, procuro dei documenti….ma non sono pagata in modo adeguato. Riesco a racimolare 400,00 euro. Ho 26 anni. I miei anni passano a fare la schiavetta umile in Italia. Tempo fa, ho partecipato ad un concorso bandito dalla Comunità Europea: sono stata convocata per la prova orale. E’ sicuro che supero questo concorso. Me ne vado dall’Italia. Sono contenta di andarmene. Non è il Paese per me. Non lo è”.

Anna

Questa è l’amarezza di una ragazza che sicuramente andrà a lavorare in un paese europeo. E quando scrive: “Me ne vado dall’Italia”, sento questa affermazione, anche mia. Sono quasi straniera….nella nazione in cui sono cittadina. François Rabelais scriveva: “Me ne vado in cerca di un grande forse”. Questa è la dissacrante verità.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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One Comment su ““Me ne vado….””

  1. Edda Trapella Ravara Dice:

    Anch’io ho un bel giorno ho deciso di andare via pur se in modo virtuale! Non dò più la mia anima e le mie emozioni in pasto a dibattiti scontati e mirati al ” nulla fare” ! Prendo in mano una grande verità, siamo venuti al mondo soli e soli ce ne andremo…con i nostri problemi…le ingiustizie subite . Il malato di cancro, serve al sistema nel mentre….dopo, non serve più, è solo una lagna in cerca di diritti che prosciugano le casse della sanità e dello stato! Certo….libertà di parola…puoi dire tutto ciò che vuoi a un mondo di sordi! Il VADO VIA di Anna, è un libro che molti nostri ragazzi hanno sotto il braccio, una lettura difficile, a volte incomprensibile e senza finale ! Comprendo te Rosa e comprendo Anna! Due realtà diverse in un paese sempre meno padre !

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