Il Quarto raduno del gruppo: “Mai Soli. La nostra Vita con il Cancro”.

17 novembre 2019

Cultura e Società


Si è tenuto a Napoli nei giorni dall’8 novembre al 10 novembre 2019, il raduno del gruppo “Mai Soli. La nostra Vita Con il Cancro”. Il gruppo è stato fondato da Bruna Marchionni, un’insegnante che vive a Livorno: ha voluto con determinazione la formazione del gruppo stesso. E’ importante sottolineare che questo gruppo rappresenta un forte sostegno a chi si ammala, ai familiari del paziente oncologico e anche, a chi non lo è. E’ la dimostrazione che Facebook, come social, sia una piattaforma vantaggiosa atta a non far soccombere ognuno nella solitudine più totale. Il raduno si è svolto in una Napoli invasa dalla pioggia. E’ stato piacevole incontrarsi. E’ stato considerevole conoscersi; condividere attimi di vita insieme come “gruppo”. E’ stato favorevole interagire e andare oltre la tastiera fredda. E diciamolo, comunicare con una tastiera, è solo trasmissione di parole. Nel raduno, noi abbiamo comunicato. Antonia Pozzi scriveva: “Resterà….un’esile scia di silenzio in mezzo alle voci”. Resterà la nostra voce.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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