Scuola: parola desueta

17 novembre 2019

Cultura e Società


La scuola italiana è in declino. Perché? I motivi sono numerosi. Innanzi tutto la scuola ha prodotto i “Neet”,(not in education, employment or training), vale a dire i ragazzi che non studiano, non lavorano e non fanno nulla. L’età di questi giovani si aggira tra i 19 e i 29 anni. La condizione di essere Neet, è anche una situazione di disagio, di esclusione sociale, nel senso che ogni giovane non ha un futuro, non avrà la possibilità di avere una indipendenza economica. I giovani Neet nel nostro Paese sono il 28,9% e a livello europeo, siamo al primo posto. Questo primato è triste per noi che abbiamo costruito una generazione senza prospettive. Riprendiamo i motivi che hanno condotto la scuola al declino: le varie riforme della scuola che si sono avvicendate negli anni sono state marginali; i mediocri livelli di apprendimento degli alunni; una scuola basata solo su progetti con entourages economici; gli stipendi miseri dei docenti; burocrazia dei dirigenti…solo e solo burocrazia e qualche volta, superficialità che termina nella inadeguatezza mista a banalità. Jack Kerouac scriveva: “Basta seguire la strada….”. La scuola è malata. E senza una adeguata scuola, un Paese, va verso il disastro. E si spera che non si giunga al disastro completo.

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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