Artistikamente di Adua Biagioli Spadi

24 novembre 2019

Cultura e Società


Il 19 Ottobre 2019, la galleria ArtistiKamente, sita nel cuore di Pistoia, ha inaugurato la mostra collettiva “ARTEINTRE”, che vede protagonisti tre artisti a confronto: Michela Masini, Luigi Martina e Alessandra Sala. Tre artisti con tre linguaggi diversi, tre espressioni di arte contemporanea. Michela Masini, studiosa d’arte da sempre, dopo essersi occupata per lungo tempo di antiquariato, ci offre con la pittura, sia la parte realistica del vivere odierno che tutto quello che riesce ad accendere sogni interiori e la speranza che trapela dai suoi dipinti, peraltro rivelatori di una certa vena poetica e letteraria, non solo ci lascia sognare, ma interpretare il soggetto-mente, si pensi alla rappresentazione di un candelabro, natura morta, con tre fiamme che bruciano toccando il perimetro della tela, lasciando che la fiamma stessa si interiorizzi con l’occhio dell’osservatore, oppure si pensi alTrue Fruits plastic palace, che è un’analisi contemporanea che vuole essere denuncia dell’uso improprio e fin troppo abusato della plastica a discapito del biologico e del prodotto naturale. La sua pittura, a larghe campiture di colore lascia spazio all’accenno del particolare anche naturalistico e alla scelta intonata dei colori del verde e del sobrio naturale, anche quando si traducono in gamme e sfumature più varie e diversificate. Altro stile e altra peculiarità artistica è quella di Alessandra Sala, interior designer, pittrice e scultrice che studia l’impatto dei soggetti, ricercati con il fine di interrogare e misurarsi con il moderno, il progettuale, il contemporaneo consegnandoci note futuriste in un mondo di una logica tutta personale. Una logica che talvolta stordisce o ci lascia pensatori di un fatto, accaduto o possibile, anche interiore. Si pensi all’opera intitolata “La massima introspezione” in cui la materia si contorce in una coppia di colori, il blu e il rosso, che diventano quasi cerebrali nella loro rielaborazione, oppure all’opera “Scoprire”, in cui la plastica bianca lattiginosa e sempre inerpicata, tende alla scoperta dell’incognita, rossa, nel percorso umano dell’uomo nel mondo, lasciandoci inaspettatamente protagonisti incerti di tale ricerca e un senso di spaesamento, voluto, talvolta, che questa ricerca del “non compiuto”, ma in un continuo apprendere del presente, ci lascia spazio per una nostra ricerca personale di riflesso. Il terzo artista, un uomo, Luigi Martina, contemporaneo e studioso d’arte, che tra l’altro ha ricevuto sapienti critiche artistiche nel mondo della pittura, ci trasporta in opere coinvolgenti, dal punto di vista emotivo, emozionale e sentimentale. Si pensi ai dipinti dei “Cavalli in corsa”, che riprendono un soggetto anche molto usato da vari artisti contemporanei, ma ne fa una rappresentazione personale e reale, usando il colore con una insolita delicatezza e una sfiorante sfumatura che ci obbliga a riscoprire la bellezza della natura, le sue declinazioni e a sfumare la nostra carica emotiva insieme al colore e alla sua pennellata equilibrata, sempre aderente a una realtà, sia quando si tratti di una marina, che quando si tratti di un ritratto come l’opera dal titolo “L’Imprevisto”, che è un raffinato uso del colore sul corpo femminile e sul volto.

 

Adua Biagioli Spadi

(Diritti Riservati)

 

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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