Il “Natale” particolare di Carlo Iannace

18 dicembre 2019

Cultura e Società


Il Natale è solidarietà. Il Natale può essere educazione alla prevenzione. Il dottore Carlo Iannace da sempre impegnato nella lotta contro il cancro al seno, intende diffondere il messaggio che “è Natale, anche per chi sta affrontando le cure per superare la malattia”. Egli afferma: “Al nostro appello solidale hanno risposto 4.000 donne. Hanno prodotto palline da consegnare alle associazioni e che saranno vendute ai mercatini di natale. Molte decorazioni sono arrivate addirittura da Firenze”. Questo è il Natale sorprendente. E’ il Natale in rosa. Il Natale con le palline di colore rosa, per la prevenzione. Le palline fatte a mano con il cuore da tante donne operate al seno, da tante scuole e case di riposo, che hanno accolto questa iniziativa, con entusiasmo. Ed ecco il fare per la prevenzione, un messaggio di amore. Un messaggio da diffondere verso chi soffre e lotta. E’ un modo del cuore per raccogliere i fondi da destinare ai ragazzi ricoverati in oncologia, al Pausilipon di Napoli. Grazie, dottore Carlo Iannace. Grazie a tutte le associazioni collegate a questa iniziativa per un Natale di prevenzione. Amelia Rosselli scriveva: “Di sollievo in sollievo….un sollievo…la bicicletta nuova”. E noi diffondiamo la sincerità nei cuori.

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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