Il Coronavirus e il panico mediatico

24 febbraio 2020

Cultura e Società


Ho messo del tempo per scrivere qualcosa sul Coronavirus. A mio avviso, stiamo vivendo una emergenza sanitaria come “una sindrome influenzale da Coronavirus”. Tecnicamente è una normale influenza. La virologa Ilaria Capua afferma: “Questa infezione provoca nella maggioranza dei casi, sintomi molto lievi e solo in pochi casi, con patologie intercorrenti e con situazioni particolari, provoca effetti gravi. Esattamente come ogni normale influenza”. Queste le parole della virologa. E cosa penso io di tutto ciò? Io sono stata a guardare i vari telegiornali, i vari post sui social, i link dei vari network su facebook e su twitter e sono rimasta attonita: il bombardamento mediatico mi ricorda  “1984”, il romanzo di fantapolitica di George Orwell. In questi giorni si assiste alla guerra di tutti contro tutti, alla propaganda dell’odio, ai toni accesi. Ora è il momento della riflessione. E’ il momento della avvedutezza e della responsabilità. Abbiamo il dovere di fare la nostra parte: siamo un popolo e siamo una nazione. Abbiamo il dovere di essere solidali con i contagiati, con i medici e gli operatori sanitari che si impegnano fino in fondo. Abbiamo il dovere di credere nel nostro sistema sanitario nazionale. George Orwell scriveva: “Il mondo pareva freddo….nessun oggetto sembrava rimandare il colore…..”. Dobbiamo uscire dal panico. Il mondo non è freddo.

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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