Una riflessione di Pat Porpiglia

17 aprile 2020

Cultura e Società


“URBI ET ORBI CON L’INDULGENZA PRIMARIA”

In questo periodo funestato da una pandemia da coronavirus che ci sta facendo trascorrere notti insonni e che ci spinge a guardare con apprensione al nostro stesso futuro e quello dei nostri figli e nipoti, bisogna lasciare da parte ogni polemica per lavorare in maniera unita e sinergica, “ognuno quello che sa e può”, come sosteneva mio nonno definito nel mio romanzo Storie di due mondi analfabeta per necessità, ma dotato di una spiccata intelligenza ed enorme saggezza .

Io ho ascoltato con attenzione la benedizione “Urbi et Orbi con l’indulgenza primaria” impartita dal nostro amato Papà Francesco il quale ha illustrato la tetra condizione attuale dell’umanità impaurita e smarrita, usando la metafora di una barca in balia del vento e delle onde, senza timone né timoniere, in un mare burrascoso causato da una tempesta inaspettata e furiosa.

Tutti gli argomenti toccati dal santo Padre nella “Benedizione” dovrebbero indurci a riflettere e a recuperare i valori e i principi che sono alla base della fede cristiana sacrificati sull’altare del Prodotto Interno Lordo in barba ai disastri naturali creati dalla nostra avidità e sete di potere. Ma una frase mi ha colpito in particolare : “Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

Augurandomi di non essere tacciato di presunzione o delirio di onniscienza, perché ad inizio di ogni presentazione letteraria io evidenzio di non essere una persona dotta, colta ed erudita, sin dal 2018, io, uno scrittore per diletto e per passione, in un mio racconto dal titolo “Il Pianeta Terra è in grave pericolo” ho evidenziato lo stato di malato grave in cui versa il nostro Pianeta a causa dei cambiamenti climatici. Un personaggio del racconto a tal proposito dice: “E’ arrivato il momento improcrastinabile in cui bisogna comprendere che noi esseri umani siamo gli ospiti e non i padroni del Pianeta e che saremo ospiti graditi soltanto fino a quando adotteremo comportamenti corretti e riguardosi verso Madre Natura”.

Concludo cosciente e fiducioso che l’umanità, come riesce ha sempre fatto nei momenti più difficili della sua storia, metterà insieme i frammenti materiali e spirituali sparsi per il globo terrestre che si lascerà dietro l’inaspettata e furiosa bufera . Con affetto Pat Porpiglia.

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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