“L’arte interprete della realtà” di Pat Porpiglia

24 aprile 2020

Cultura e Società


L’ARTE INTERPRETE DELLA REALTA’

Secondo Oscar Wilde l’arte è bellezza fine a se stessa, “art for art’s sake” (l’arte per l’amore dell’arte) ovvero rivolta esclusivamente alla ricerca della sua essenza e delle sensazioni piacevoli. Un detto che significa che la bellezza delle arti è motivo sufficiente per perseguirle – che l’arte non deve avere una funzione didattica oppure servire a scopi tratti dalla politica, religione, economia, e così via. Ma questo per fortuna, non è l’unico messaggio che ci consegna questa forma di creatività. Da sempre l’arte è attenta ai segnali che il mondo trasmette e spesso li anticipa rispetto agli stessi “movimenti” che li denunciano.

L’attenzione all’ambiente e a quanto accade nel mondo non è certamente l’ultimo dei messaggi che consegna. L’arte lancia dei messaggi chiari, e spesso anche forti verso quanto stia cambiando l’ambiente e quanto l’uomo lo metta a rischio. Il pianeta, o meglio la sua salvaguardia, sono messaggi che l’arte sta dando in modo esplicito forse ancora prima di una movimentazione di massa e della presa di coscienza di oggi.

Pat Porpiglia

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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