La quarantena

26 aprile 2020

Cultura e Società


Un pomeriggio Maria Rita legge. Uno squillo, la distoglie. Prende la cornetta: “Pronto, con chi parlo?”.

– Sono Enzo – disse qualcuno. Non è qualcuno e lei lo sa. Enzo era il suo compagno di liceo, la terza B. Lo ha incontrato sabato scorso, al supermercato. Era andata di corsa e si era scontrata con Enzo. Enzo, la canaglia affascinante, Enzo che non faceva dormire nessuna. Lo volevano tutte.

“Cosa fai? Non disturbo, vero?”.

“Sto leggendo un libro interessante. In questi giorni chiusa in casa devo fare qualcosa. Leggo, ascolto musica. Due giorni a settimana eseguo un’attività fisica nel soggiorno”.

“Io mi annoio in casa – dice – il tenebroso. Sono stanco della televisione. Sono stanco di andare a correre sul mio vasto terrazzo. Cucino, rassetto. Sono stanco della quarantena. Sono stanco di questo Covid 19, inutile. Dannoso e inutile. Sono contento che ci siamo scambiati il numero di cellulare. Voglio diventare umano”.

“Ti comprendo. Stiamo vivendo il periodo del virus. Ci dobbiamo adattare. Difficile, ma non impossibile”.

“Mi ricordo di te. Sei sempre stata bella. E oggi, abbiamo 42 anni, ma tu sembri più giovane. Ma come hai fatto?”.

“Sono giovane perché sono piena di interessi. Non mi fermo su un divano”.

“Ci vedremo a distanza di un metro nella piazzetta San Carlo? Ti va?”

“Hanno detto che il 4 maggio, si potrà uscire. Ti aspetto”.

La quarantena ha forse formato un rapporto da vivere. Forse. Si vedrà.

Rosa Mannetta

 

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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