La responsabilità civile di Rosa Mannetta

19 maggio 2020

Cultura e Società


E siamo in fase 2. L’Italia è ripartita. Il problema sono le cattive abitudini da Nord a Sud. Iniziamo da Siena: alcuni sono stati sanzionati senza mascherina; a Trastevere senza mascherine; a Palermo, alcuni assembramenti di giovani e no, senza mascherina. Leggo in questo istante la notizia che in Cina torna l’incubo lockdown: misure restrittive per 100 milioni di persone dopo nuovi casi da Coronavirus. Nella provincia di Jilin sono stati scoperti nuovi focolai che hanno costretto le autorità ad agire. In pratica, circa 108 milioni di persone sono state poste in quarantena obbligatoria. Che significa? Il Covid 19 può tornare sempre se non si rispettano le regole del distanziamento sociale. In Europa qualche Paese è ripartito. Il nostro è partito. Ma è partito male. Male. Male. Non esiste responsabilità civile. Chiunque non rispetta l’altro quando non segue le regole. Il bel Paese non ha fatto abbastanza per interrompere la catena dei contagi. Ripartire non deve essere sinonimo di rischio. Ma il rischio è utopia. Il seguire le regole è utopia. Essere civili è utopia. La parola “utopia” regna in un Paese che sembra libero. Non è libero: si fa governare dal Covid 19 e da chi lo “sostiene”. Bruce Chatwin scriveva: “L’uomo scopre la vita con le sue regole”. Il Codiv19 ha catturato la nostra mente.

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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