Le persone hanno fame di Rosa Mannetta

24 maggio 2020

Cultura e Società


Il Covid19 ha causato una nuova povertà. Sono andata in un supermercato giorni fa: ho visto persone che andavano a rovistare tra le cassette di frutta destinata nella raccolta differenziata dell’umido. I nuovi poveri sono oltre un milione. I nuovi poveri che hanno bisogno di aiuto per mangiare. Le restrizioni hanno contenuto il contagio, ma hanno anche causato la perdita di opportunità di lavoro occasionale e no: i piccoli commercianti hanno chiuso. Non tutti hanno i risparmi. E in fila per l’indennità Covid19, ci sono anche 353 notai. La serrata generale ha reso tutti bisognosi? Pure i notai? Non solo loro. Più della metà degli avvocati ha chiesto il bonus di 600 euro. Si dice che la crisi Covid abbia colpito i più deboli. Non è chiaro chi siano i deboli. Il mondo di bar e ristoranti è stato travolto dal virus. Forse, parecchi non riapriranno più. La nostra economia è debole. Serve una svolta. Ma quale? Una ricostruzione civile e sociale, per creare fiducia? Non basta. Noi abbiamo lo storico debito pubblico che incombe come un tiranno fantasma. Il sistema Italia sarà in grado di affrontare l’emergenza non finita di coloro che si ammalano, di coloro che non hanno nulla per mangiare, di coloro che studiano per poi non sapere cosa fare? L’ipotesi di aumentare il carico fiscale non è proponibile. Corre la storia. Corre il debito pubblico. Avanza. Il nostro Paese non corre. Amelia Rosselli scriveva: “Il mondo è vedovo se non vivo”. Viviamo lo stesso. Lo so. Ma come?

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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