Un pomeriggio con Giuseppe Amoroso De Respinis

14 settembre 2020

Cultura e Società


 

Un pomeriggio incontro Giuseppe e sorgono spontanee le domande. L’arte evoca curiosità.

“Come è sorto l’interesse per l’Arte?”

“La mia passione per l’arte è innata, infatti, ricordo che già da quando ero molto piccolo trascorrevo intere giornate con fogli e pastelli colorati tra le mani, vivendo in un mondo incantato e riportandolo sui miei disegni.

La pittura è espressione del mio io poiché grazie al fascino delle sue velature cromatiche riesco a manifestare un nuovo mondo, più magico e ricco di emozioni.

Reputo il colore una componente fondamentale della creazione artistica, capace di catturare l’attenzione di chi crea e di chi usufruisce dell’arte.

Grazie a questo legame inscindibile tra il mio essere e la pittura ho trovato la giusta magia per esprimere i miei stati d’animo, lasciando un messaggio e cercando anche di far brillare sia i miei occhi che quelli degli altri.

Per me il colore è tra le forze principali presenti in natura, grazie alla sua potenza ed alla sua bellezza, capace con queste intrinseche caratteristiche di essere forma di espressione ed emozione: dalla gioia al dolore, dalla bontà alla cattiveria, dalla pace all’agitazione, dall’amore all’odio”.

 

 

“Cosa rappresenta per lei una creazione su tela?”

“Penso che sia ricerca della leggerezza e fuga dal razionale siano due facce della stessa medaglia, per me raggiungibili tramite la mia arte che mi fa vivere in un mondo parallelo.

Quando dipingo sono in sintonia con il mio stato emotivo, le mie emozioni guidano la mia mano, la mia mente si perde in questo mondo incantato, perdendo il senso del tempo, vivendo di infinita spensieratezza.

Il colore fuoriesce dalla mia anima e domina le mie pennellate, con la sua forza mi rapisce diventando parte integrante della mia personalità e creando in me emozioni.

Ogni volta mi faccio trasportare da questi miei stati d’animo ricchi di forza, di movimento, di armonia, di vivacità, ma nonostante ciò resta sempre in me quel lieve legame con la razionalità.

Nel mio linguaggio pittorico sogno e realtà si fondono rendendomi impossibile (o quasi) distinguerle; mi ritrovo in un’ambientazione di un sogno meditativo interiore che emoziona e dà forza alla ricerca di quel “qualcosa” di atteso e desiderato.

I pensieri e le azioni che conseguono, sono costantemente permeati da una “razionale irrazionalità”, tanto da far diventare le mie opere vere e proprie immagini di un sogno.

I colori e le tonalità impresse sulla tela non sono altro che il sussulto evanescente della mia anima, eternamente in bilico tra speranza e disillusione, tra dolce sogno e cruda realtà. In questo senso il mio linguaggio non ha il compito di sospingere l’uomo verso l’uno o l’altro abisso, ma semplicemente quello di dar voce alle mie paure, ai miei desideri, all’amore, alla rabbia, alla confusione o alla consapevolezza”.

 

“Prossimi progetti?”

“Roma, Venezia, Firenze, Milano, Genova, Torino, Napoli, Urbino, Zurigo,  Lubiana, Innsbruck, Fuertaventura, Forte dei Marmi, Salerno, Avellino, Savona, Parma, Ferrara, Ascoli Piceno, Terni, Perugia, Pescara, Chieti, Catanzaro, Lecce, Taranto, Brindisi, Cividale del Friuli: sono alcune delle più importanti località che hanno ospitato le mie opere.

Come progetti futuri posso anticipare che la mia arte sarà presente in altre importanti città Italiane ed estere, ma per scaramanzia ora non dico nulla.

Quello che mi fa piacere sottolineare è, in qualità di referente della ragione Campania dell’Associazione Culturale Irdidestinazione, la passione che tutte le figure di questo magnifico gruppo mettono nell’organizzazione e la promozione della vera bellezza attraverso la divulgazione di Arte e Cultura in ogni genere: abbiamo toccato tutta l’Italia e anche l’estero con il nostro Amore per questa Bellezza e faremo di tutto affinché raggiunga ogni angolo del mondo, perché in fondo siamo sognatori che realizzano i loro sogni”.

Questa è un’intervista per l’arte e sull’arte. L’arte accompagna e tempra le nostre paure, il nostro essere soli al mondo. Arte è esprimere emozioni…

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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