Il tempo di buio e fiamme di C. G.

23 dicembre 2020

Cultura e Società


Quand’anche il corvo morirà

quand’anche la partecipazione sarà vietata

quand’anche un verso sarà solo un ricordo

arriverà il tempo di buio e fiamme

ed arriverà di sicuro

nessuno potrà non toccarlo.

Musica celtica s’espanderà

suonata per allietar dolori

campi di fiori bruciati

vedranno il tuo piede ferito avanzare.

Rimpiangerò, rimpiangerai

di non averci corso in quel posto

quando il profumo del bene

era lì come atmosfera

di quel micro pianeta.

Quand’anche l’albero tagliato più non crescerà

quand’anche il grido di festa non si sentirà più

quand’anche il sogno di vivere morirà

arriverà il tempo di buio e fiamme

e di sicuro arriverà per tutti

nessuno vorrà viverlo.

Lamenti multirazziali costituiranno la razza

umana

lanciati all’aria come fossero di natural fattezza

la città cambierà il suo volto

ed i nostri occhi non vorranno vederlo.

Rimpiangerò, rimpiangerai

di non esserci soffermati su quello che a noi piaceva

quando l’immagine del bene

era lì come rappresentanza

di quel micro pianeta.

Quand’anche l’Io non avrà più alcun significato

quand’anche il Noi non si potrà più usare

quand’anche il Loro non verrà più considerato

saremo nella morsa di un tempo che sarà di buio e fiamme

ed io rimpiangerò e tu rimpiangerai

quell’altro tempo

quando c’era una benevola luce

che abbracciava i nostri corpi

e che abbracciava quel nostro micro pianeta.

C.G.

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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