La capufficio al lavoro

3 aprile 2021

Cultura e Società


La capufficio efficiente tiene la scrivania ordinata. E’ organizzata in modo tale che deve avere tutto a portata di mano.

Deve seguire una tabella di marcia rigida. E deve stabilire e attuare le procedure. Deve sviluppare degli obiettivi strategici. E poi deve assegnare delle mansioni amministrative. Deve. Deve. Deve. Sa cosa deve fare.

Inoltre, sa anche comportarsi come un bullo. Il bullo prova piacere a tormentare gli altri. La capufficio sceglie quelle due persone da tormentare e prova lo stesso piacere del bullo. Lei sa come vessare. Lei sa come far crollare le due persone che ha scelto. E sa come rimproverarle in presenza di altre persone. Sa come sovraccaricarle di lavoro. Sa come urlare la loro incapacità…sa come criticarle in modo aspro. Le due persone vittime della capufficio subiscono le vessazioni e si sentono anche in colpa per causare problemi sul lavoro. Non è così.

La capufficio è beffarda: si arroga il diritto di abbattere le due persone. Queste ultime, hanno una bassa autostima di sé, si sentono vittime di mobbing…non hanno il coraggio di reagire. Sono asservite. Sebastiano Vassalli scriveva: “Dove ci porterà la ricerca del benessere?”.

Rosa Mannetta

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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